
L’età pensionabile costituisce ed identifica l’età “limite” necessaria per ottenere il diritto di un assegno mensile basato sui contributi adeguato a ciò che , almeno in teoria, è stato identificato ad una quantomeno potenziale giusta forma di lavoro. L’età pensionabile però non è per forza l’unico elemento che può garantirci una giusta forma di pensionamento.
Età pensionabile: calcolo
Costituisce questo un fattore ottenuto attraverso una serie di elementti come l’età media che influenza anche la speranza di vita e l’apparato lavorativo locale, legat al sistema del nostro paese. Questo ambito ha portato generalmente la soglia a diventare sempre più alta, attestandosi però da qualche anno all’età di 67 anni.

L’età pensionabile quindi è legata alla principale forma di pensionamento legato all’attuale sistema misto, “erede” delle forme spiccatamente conributive, ovvero che “tengono conto” del sistema che dalla metà degli anni 90 ha visto una iniziale, importante trasformazione attestandosi su un sisema che è quasi totalmente contributivo, esistono però vari modi per “aggirare” questo elemento.
In quasi tutti i casi la pensione tiene conto sia dell’età anagrafica, quindi dell’età minima che bisogna avere ma anche di una quantità di contributi, e se quella di vecchiaia è orienatata sull’età pensionabile che è di 67 anni, necessita anche di un apporto contributivo sufficiente, che per uomini o donne, indifferentemene è di 20 anni.
La pensione anticipata
Da tempo è stato adottato un discusso tipo di sistema legato alla riforma Fornero, che per ora è saldamente il metodo principale di calcolo pensionistico, non essendo stata effettuata una modifica sostanziale o una riforma in merito, resta ancorata alla metodologia descritta ma non solo, in quanto sussistono potenziali metodi per andare in pensione prima.

L’unica forma in sostanza che non tiene conto dell’età anagrafica è quella anticipata, che è sensibilmente diversa per le donne e per gli uomini: necessari almeno 42 anni e 10 mesi di contributi versati per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne. Elemento che mantiene la “finestra” di 3 mesi ovvero il lasso di tempo tra la richiesta accettata ed il primo assegno.
La seconda forma di pensione anticipata può essere richiesta esclusivamente dai lavoratori “precoci”, ossia coloro che hanno almeno 64 anni di età ed hanno versato almeno 20 anni di contributi effettivi quindi non figurativi iniziati come “calcolo” ad essere ottenuti dal 1996, ovvero dall’implementazione del sistema totalmente contributivo. In questo caso la pensione resta legata ad un limite di 3 volte l’assegno minimo o al massimo 2,8 per le donne con almeno 1 figlio.
Pensionamenti anticipati
Il sistema misto prevede anche forme di pensionamenti anticipati rispetto all’età pensionabile che sono legati a specifici contesti, situazioni lavorative ma anche legate al contesto sociale, ad esempio personalità disparate con alcune condizioni. Il contesto cambia costantemente perchè la speranza di vita media tende ad aumentare e con essa è sempre palese a decrescita demografica.

Ad esempio i lavoratori di mestieri particolarmente usuranti possono fare ricorso a due forme diverse di pensionamento anticipato: per chi può dimostrare di aver fatto ricorso per almeno 78 giorni o notti in un anno di lavoro usurante, posson andare in pensione con almeno 35 anni di contributi ed una età minima di 61 anni e 7 mesi per i lavoratori dipendenti, 62 anni e 7 mesi per gli autonomi.
Un anno in più a testa, quindi autonomi 63 anni e 7 mesi e 62 anni e 7 mesi per i dipendenti, rispettando sempre i 35 anni di contributi minimi sono invece coloro che hanno fatto ricorso a lavori notturni in almeno 72 giorni in un anno. Anche in questo caso si applica il sistema misto.
Quota 103 e non solo
Fanno parte del sistema misto, ovvero le forme di pensionamento che tengono conto del sistema di contributi ma anche il contesto anagrafico la tanto discussa quanto mantenuta Quota 103, che garantisce la pensione ad almeno 62 anni di età e 41 di contributi versati ufficialmente. Dallo scorso anno questa forma di pensione tiene cont di un calcolo unicamente ed integralmente contributivo.

Ape Sociale garantisce di andare in pensione ad almeno 63 anni e 5 mesi di età per categorie come caregiver, lavoratori di mestieri invalidanti, disoccupati, invalidi ad almeno il 74 % ed in base alla categoria a fronte di almeno 30 anni di contributi fino a 36. In questo caso l’assegno mensile non può essere superiore a 3 volte l’assegno minimo fino al raggiungimento della quota della pensione di vecchiaia.
Le donne con figli possono ottenere uno sconto sugli anni anagrafici fino ad un massimo di 2 per figlio.
Opzione Donna è stata confermata anche per il 2025: le lavoratrici sia autonome che dipendenti possono farne ricorso regolarmente con almeno 35 anni di contributi ed almeno 61 anni di età. Chi ha figli, anche in questo caso, viene avvantaggiato (non vanno conteggiati i contributi figurativi ma solo quelli effettivi) con 1 anno di “sconto” sull’età anagrafica per figlio, fino a 2.